Sindrome di Münchhausen, quando del medico non ne puoi proprio fare a meno

Da una raccolta di storie inverosimili ad una vera e propria patologia: cosa è la sindrome di Münchhausen?

Federico
Federico
6 giugno 2019
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Il nostro cervello è un organo decisamente complesso, ma cosa succede quando qualcosa va storto? Molti associano l’andare dal medico ad una serie di pensieri spiacevoli: lo stare male, i lunghi tempi d’attesa, le visite. Vi sono alcune persone, però, che del medico non riescono a fare a meno. Parliamo oggi della Sindrome di Münchhausen e di alcune sue curiose quanto spaventose varianti.

Perché questo nome?

A tutti sarà capitato conoscere una persona un po' sopra le righe, quel tipo di persona che esagera sempre tutto, che inventa storie inverosimili soltanto per catturare l’attenzione. Ecco, allo stesso modo era il Barone di Münchhausen, un militare tedesco che amava raccontare le storie delle sue avventure con un pizzico di verve in più, diciamo.

Non si faceva infatti tanti problemi a raccontare di quella volta in cui viaggiò sulla luna, o di quella volta in cui viaggiò sopra una palla di cannone, oppure di quando riuscì a tirarsi fuori dalle sabbie mobili per i capelli. È a causa di un autore anonimo che queste storie furono collezionate e pubblicate per la prima volta, con grande successo. Adesso le Avventure del Barone di Münchhausen sono molto conosciute per il loro essere totalmente fuori da ogni schema, specialmente tra i più piccoli.

Nonostante ciò il disturbo di cui parliamo oggi, che riporta lo stesso nome, ha una particolarità in più. Coloro che ne sono affetti tendono sì ad inventare, l’oggetto delle loro invenzioni sono però malattie o traumi psicologici. Ma perché qualcuno dovrebbe inventarsi una malattia? (Se l’obiettivo non è quello di saltare la scuola o il lavoro, ovviamente). Scopriamolo.

Le caratteristiche

La sindrome di Münchhausen, anche detta sindrome da dipendenza dell’ospedale, è un disturbo psicologico che causa, nei soggetti colpiti, l’invenzione di problemi relativi alla propria salute. Spesso i malati riflettono a lungo su come convincere al meglio gli operatori sanitari a prenderli sul serio, con tanto di lunghe liste di referti medici precedenti e di visite specialistiche.

Le prime descrizioni di questo disturbo risalgono al 1951 quando un medico britannico notò una sorta di atteggiamento autolesionistico (esatto, le persone si provocano spesso anche i sintomi della loro ipotetica malattia) che consisteva nell’invenzione di una patologia. Fu proprio lui a darle il nome di sindrome di Münchhausen, in onore del più grande contafrottole di tutti i tempi.

Le cause del disturbo sono spesso psicologiche e sociali, e sarebbe insensato parlare di una sintomatologia, in quanto i sintomi sono quelli che i finti malati infliggono a loro stessi, i quali non ricadono in alcuna categoria specifica ma risultano quanto più generici. I soggetti tendono a fare numerose richieste ai medici, soprattutto per quanto riguarda ulteriori visite specialistiche o trattamenti, spesso dolorosi.

Questa sindrome risulta comunque abbastanza innocua, si tratterebbe infatti di una forma sui generis di masochismo e autolesionismo, disturbo che ovviamente richiede comunque il supporto di professionisti per essere trattato.

Alla fine dei conti, però, non è troppo pericolosa, no?

No, non lo è. Vi è però una sua variante, detta sindrome di Polle (figlio del Barone di Münchhausen, morto infante in circostanze misteriose) o sindrome di Münchhausen per procura, che risulta molto più pericolosa nei suoi effetti.

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Sindrome di Münchhausen per procura

La sindrome di Münchhausen per procura è un disturbo mentale che affligge genitori o tutori (di solito le madri), i quali provocano danni al loro accudito, sia esso il figlio, un familiare disabile o un animale domestico. Questo accade perché coloro affetti da questa sindrome hanno la necessità di essere visti come amorevoli e gentili nel prendersi cura del finto malato.

I sintomi riscontrati nel bambino come causa di questa patologia sono tra i più disparati: ipoevolutismo somatico, dismorfismo, ematomi, problemi respiratori, gastrointestinali, otorinolaringoiatrici, attacchi epilettici, febbre e così via.

Non serve dire che questa malattia può essere spinta all’estremo, le lesioni possono essere talmente numerose e gravi da provocare la morte della vittima dell’abuso, soprattutto se si tratta di un neonato. La mortalità per chi subisce gli abusi si attesta al 10%.

Questo comportamento si configura a tutti gli effetti come abuso, chiunque venga a conoscenza o sospetti di un caso di sindrome di Münchhausen per procura è obbligato a riferirlo alle forze dell’ordine.

La diffusione di questo disturbo è probabilmente sottostimata, anche perché veniamo a conoscenza soltanto dei casi più gravi. Spesso accade che, prima della diagnosi della patologia, un fratello o una sorella dell’abusato siano morti per circostanze non diagnosticate.

In conclusione

La prossima volta che incontrerete quel vostro conoscente di cui parlavamo prima, probabilmente vi tornerà in mente la sindrome di Münchhausen.

Vi sono numerosi disturbi mentali, alcuni gravi altri meno, alcuni curiosi altri terrificanti. Molti tra questi sono perlopiù sconosciuti, ma il venire a conoscenza della loro esistenza ci apre un’ulteriore porta su quel magico e complicato regno che è la psiche umana.

Non ricordo se vi ho già parlato di quel bellissimo viaggio che feci qualche anno fa, un’esperienza indimenticabile. Il nome del luogo al momento mi sfugge, mi pare che iniziasse con la a, At… Atla…

No, proprio mi sfugge.

Ve lo consiglio però, ottimo pesce ed un delizioso affogato al cioccolato. Ed il paesaggio, mozzafiato. No, nel vero senso della parola.

Ti mancherà il respiro.


Noi di MyTherapy speriamo che questo articolo vi possa essere stato utile. Si ricorda che questo è il terzo di una serie di articoli dedicati ai disturbi mentali meno conosciuti e meno discussi. Vi invitiamo dunque, in caso vi fosse interessato, a dare un’occhiata agli altri contenuti sullo stesso argomento e, in generale, a tutti quelli sul blog di MyTherapy


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